Dicono che sia monotono il mare d'inverno,
Il mare che si muove eternamente,
E guardano la nebbia che grava la pianura.
Dicono che da ' tanta ricchezza la pianura
e il mare non lo sanno quanta richezza da ',
ma l'una e l'altro a lavorare sodo.
E chi lo dice ha mani senza calli
e, come me, sa fumar sigarette.
Dicono cosi 'perche' sanno i filari di vino
allegro, le barbabietole, la medica ed il mais.
Non sanno il profondo del mare come attira
Quando si aggrappato al parapetto di una nave.
E quando son lontani, ripensano la nebbia.
Al di la' della nebbia, di cieli stretti sopra strade anguste, con porte piccole vicine a gran portoni che dicono potere ereditato, lontano, lontanissimo io vedo Il mare. E spiagge. E vele. Bagnati pescatori all'alba livida, che imprecan la vita e la guardia di finanza, perche' non han pescato E stanno li', vicino alla barca ed alle reti.
Lo vedo anche di notte, senza luna, Che e' nero e non si vede, ma si sente Il battere dell'onda, che cambia tempo E poi riprende, E lo vedo al mattino, placido, incolore, deserto, sterminato, e il sole che nasce lo insanguina Come la sera, che sembra l'abbandoni. E invece no, perche' se vado all'orizzonte, Il sole e' la', che risplende il mare. Ma c ' e ' la nebbia e il vino rosso, Che non sono il mare.