Il diwan e i canti yemeniti

Liliana Treves Alcalay

Tra i libri ritenuti sacri dagli yemeniti il Diwan occupa un posto speciale. Infatti, al contrario del Taj, come essi chiamavano il Pentateuco, e del Tiklal, il libro delle preghiere, che erano conservati in sinagoga, il Diwan era un libro d'uso domestico. Nella sua forma originale, come appendice al Tiklal, comprendeva poesie religiose tramandate da poeti del Secolo d'oro spagnolo.

Nel corso delgi anni anche i poeti yemeniti diedero il loro contributo e quando i testi divennero troppo numerosi per essere inclusi nel libro di preghiere divento un'usanza rilegare il Diwan separatamente.

Esistevano quindi due libri : Il Tiklal, per scopi puramente liturgici, e il Diwan per le cerimonie domestiche e comunitarie.

Qualunque fosse l'occasione, nel gruppo familiare o in un cerchio sociale più ampio, il Diwan era sempre a portata di mano : di Sabato e durante gli altri giorni sacri dopo le preghiere, alle circoncisioni, ai matrimoni e in tutte le altre occasioni felici o festive.

Per tutto il tempo in cui vissero nello Yemen, dove la stampa ebraica non fu mai introdotta, gli ebrei yemeniti solevano copiare a mano i Diwan.

Non deve soprendere se il contenuto variava da copia a copia, poiché normalmente era lo stesso amanuense che decideva i testi da includere.

Alcuni Divan sono piccoli, tabili, mentre altri potrebbero essere chiamati tomi. Il formato caratteristico è lungo e stretto, in modo che il libro potesse essere messo facilmente in tasca, nella sella di un mulo o vicino ai piatti della tavola da pranzo.

La parola Diwan è comnune a molte lingue e ha diversi significati. Sembrerebbe provenire dalla Persia dove, nel Medio Evo, indicava l'Amministrazione dello Stato e la Tenuta dei Libri Contabili ; da qui i suoi due connotati base : "Libro" e "autorità". Divan era però anche la stanza in cui si incontrava il Consiglio dei vizir ; in seguito si impiego lo stesso termine per indicare il sedile con cuscini sul quale si sedeva il Vizir, ciò che spiega anche l'origine della parola divano.

Per i popoli di linga araba la parola Diwan venne a indicare una raccolta di poesia di vari autori.

Fra tutte le comunita ebraiche orientali, quella dello Yemen raggiunse il più alto livello artistico toccando il suo apice nel periodo a cavallo tra il XVI e il XVII secolo.

Tra i piu grandi poeti yemeniti ricordiamo Shalem Shabzi che compose centinaia di poesie in varie forme stilistiche.

Ci si chiede cosa possa aver portato gli ebrei yemeniti a un grado artistico così elevato, considerando le condizioni disumane in cui vivevano da pui di mille anni sotto il giogo maomettano.

Questa evoluzione non fu dovuta a un miglioramento delle condizioni di vita, ma al fermento spirituale dei cabalisti i quali si stabilirono a Safed nel XVI secolo.

Il movimento mistico cabalistico, penetrando anche nello Yement, risveglio e influenzo quegli animi assopiti che languivano nella speranze della redenzione messianica e trovo entusiastici sostenitori nei profughi spagnoli in Oriente, raggiungendo la sua massima espansione con lo pseudo-messia Shabbatai Zevi. Figlio di un rappresentante di una compagnia inglese, nacque e visse a Smirne per lungo tempo, subendo profondamente l'influenza della Scuola cabalistica. Si racconta che gia in giovane età lo si sentisse cantare, a tarda notte, struggenti canzoni in ebraico, in aramaico o in ladino che esaltavano l'amore del Signore per Israele.

Dotato di fascino e carisma straordinario divenne oggetto di una profonda venerazione e finì, lui stesso, per convincersi di essere il Messia tanto desiderato e atteso dal popolo ebraico.

In poco temp i suoi seguaci si contarono a migliaia e pochi furono gli scettici che espressero dubbi e perplessità nei suoi confronti.

Infine, nel 1665 egli si autonominò Messia tra l'entusiasmo e il fanatismo del popolo che, sotto l'influanza dell'autosuggestione, cadeva in trance profetizzando eventi meravigliosi che stavano per accadere.

Sotto questa spinta, molti sognatori e visionari cercarono di mettere in versi i loro sentimenti e le loro sensazioni, dando così avvio a una nuova era per la musica ebraica in Oriente.

La maggior parte della musica yemenita, chiaramente pregna di spirito cabalistico, consiste in canti nuziali destinati a cerimonie che precedevano o seguivano il matrimonio.

Non si tratta, tuttavia, di veri e propri canti nuziali, poiché in essi il matrimonio viene solo simboleggiato.

Il poeta parla di sposo e di sposa riferendosi, secondo l'antica interpretazione cabalistica, al Signore e a Israele ; è un'interpretazione allegorica che risale ai tempi antichi e che veniva applicata la Cantico dei Cantici.

Quasi tutti i canti nuziali hanno in comune gli stessi argomenti, da un lato la speranza, le tribolazioni, le difficoltà, i lamenti della sposa, cioè Israele, e dall'altro le promesse, la clemenza, l'indulgenza, la tenerezza dello sposo, cioè il Signore.

Vi è una terza figurazione che occupa un ruolo molto importante nella poesia yemenita ed è la Palestina , o ancor meglio Gerusalemme, intesa come il Tempio.

Lo svolgimento del tema è in genere il seguente : la coppia di sposi litiga e non trova accordo ; va precisato che la colpa di questo conflitto e sempre della sposa. Lo sposo desolato si allontana dalla sua casa, dalla Palestina e quindi in particolare dal Tempio. La riconciliazione non tarda però a venire e i due sposi ritornano felicemente sotto lo stesso tetto.

I canti in cui vengono descritti la lontananza e i lamenti della sposa rivestono la forma di Neshid. Neshid, plurale di nashwad, significa in arabo canto folcloristico e nell'interpretazione yemenita neshid significa il canto della richiesta. E attaraverso questo tipo di canto che la sposa rivolge allo sposo la sua richiesta di amore e felicità.

Le canzoni d'amore della sposo rivestono la forma di Shirot. Lo sposo si rivolge alla sposa alla quale dedica tutte le sue lodi, l'amore e la passione ardente.La particolarità di questi canti, che vengono denominati a "cintura" (in arabo "taushich" ) risiede nel lore stile prettamente mascolino in quanto "cintura" e il simbolo del coraggio e dell'azzardo maschile.

A parte questi canti nuziali, anche quelli per la celebrazione del Sabato ricalcano la forma di Shirot nelle quali è palese l'influenza mistico-cabalistica. L'animo dell'ebreo oppresso moralmente e fisicamente, trova nella santificazione del Sabato, motivo di riposo, di pace e di anticipazione messianica.

I canti sabbatici degli ebrei della Diaspora e i canti yemeniti, i cui testi si ispirano ai classici ebraici-spagnoli e alle loro imitazioni, hanno un'impronta romantica.

Le melodie che cantano la riconciliazione rientrano nello stile di Zafat, parola che deriva dall'arabo e che significa matrimonio.

Queste melodie venivano cantate dallo sposo e iniziano con "Vieni o sposa in pace" oppure "Sia benedetta la tua uscita" e sono un auspicio allegorico alla speranza che attraverso la riconciliazione con l'amata arrivera il Messia.

Le canzoni in cui vengono descritte le gioiose effusioni dopo la riconciliazione ricevono la forma di Chidduyoth, parola che secondo gli yemeniti deriva dalla radice ebraica "chada", canzone di gioia. Esse venivano cantate dopo la cerimonia nuziale e iniziano generalmente con "Cantero alla mia amata" oppure "L'amata scende dalla collina di mirra", inteso come "Il Signore scende dal monte Sinai".

In fine vi sono le Haleloth, canti di carattere folcloristico, alcuni dei quali tratto dal Salmi e iniziano sempre con le parole "Sia ode al Signore".

Gli ultimi tre gruppo di canti cui abbiamo accennato non sono altro che introduzione al canto di gioia. Non sono numericamente numerosi poche si prestava loro poca importanza e si cantavano solo in occasione della processione dello sposo verso la case della sposa.

Gli ebrei yemeniti ritengono che la loro musica sia creazione originale e non abbia alcun collegamento col canto arabo, ma la loro pretesa di originalità corrisponde solo in parte alla realtà poiché, secondo le loro stesse dichiarazioni, si tratta di melodie risalenti alle popolazioni che vivevano nella capitale San'a ; in effetti soltanto queste sono originali in quanto tutte le altre sono state create nei villaggi in cui gli Ebrei vivevano in stretto contattto

con gli arabi risentendo cosi l'influenza della loro musica. In alcuni casi venivano addirittura prese in prestito intere melodie, quindi tutte quelle che sono di dubbia originalità vengono chiamate "melodie del villaggio".

Nella capitale San'a, invece, la popolazione ebraica ha vissuto separata da quella maomettana negli ultimi 400 anni e in seguito segregata in un ghetto lontano dalla città.

E' proprio a causa di questa separazione che si e sviluppato un folclore ebraico specifico ben diverso dalle comuni melodie arabe. I veri tipi di poesia yemenita, ad eccezione delle Haleloth, sono cantati in forma responsoriale ed antifonica ; sono eseguiti da un minimo di quattor cantanti divisi in due gruppi, in uno dei quali il cantante principale funge da solista e da direttore.

Il partner del direttore e chiamato 'collega" oppure " secondo cantante" mentre i due nel secondo gruppo sono considerati rispetivamente il terzo e il quarto cantante.

Il primo cantante intona il primo verso della canzone, e subito dopo il suo "collega" si unisce a lui per cantare la prima stanza . Gli ospititi partecipavano battendo le mani per segnare il ritmo, e in casi rarissimi veniva utilizzato un piccolo tamburo chiamato Duf o Darabuka.

Durante l'esecuzione del canto la danza era obbligatoria ; essa veniva eseguita da una coppia formata da soli uomini, qualche volta da due.

La danza aveva un inizio lento, poi il ritmo si faceva man mano più incalzante fino a diventare coinvolgent e velocissimo.

Dalle danze erano escluse le donne, e i festeggiamenti avvenivano solo tra gruppi di uomini.

Nel canto ogni stanza viene ripetuta e dopo la risposta antifonale il primo cantante ha la liberta di introdurre un'altra melodia per una stanza sucessiva onde dare calore e varieta al canto stesso. Tale esecuzione definita "riporto" era considerata, a quei tempi, il massimo delli'abilità artistica.

Oltre ai canti scritti in ebraico, vi sono quelli in aramaico, anche se quest'ultimo ha smesso di essere una lingua viva da oltre mille anni. Attraverso l'influenza cabalistica questa lingua viene fatta rivivere come mezzo per esprimere i sentimenti mistici poetici.

Ma fu l'arabo che divenne, insieme all'ebraico, il veicolo principale della poesia yemenita. Alcune liriche utilizzano l'arabo e l'ebraico in stanze alternate, o emtrambe le lingue all'interno della stessa stanza, arrivando addirittura ad alternare parole arabe con parole ebraiche. Un quinto della poesia yemenita era esclusivamente in arabo, circa la metà in ebraico-arabo ; esistono tuttavia anche canti in tre lingue, arabo, aramaico ed ebraico.

Retour au sommaire


- Copyright © 1999: Moïse Rahmani -