Omaggio alla memoria di Fratel Angelino, dell'Istituto Maschile di Rodi a cura di E.F.M., dalla biografia di Giuseppe Bonetto e grazie alla cortesia di Fratel Artemio
"Gott ist da für alle und für alles!" : queste parole, "C'è un Dio per tutti e per tutto!", Fratel Angelino usò rivolgendosi in tedesco al comandante che dirigeva la deportazione degli ebrei da Rodi. Del tutto inutilmente, come purtroppo è noto.
Ma mi piace riportare, in questo numero speciale de Los Muestros, che vuole commemorare il cinquantesimo anniversario di quella deportazione, l'intero episodio, così come è stato ricostruito all'interno della biografia di Fratel Angelino Guiot delle Scuole Cristiane dal Confratello Giuseppe Bonetto. La biografia, intitolata Luce dalle Cattedra, e pubblicata a Milano dalla Casa Editrice A. & C. dei Fratelli delle Scuole Cristiane nel 1968, mi è stata inviata da Fratel Artemio Revello, anch'egli, come Fratel Angelino, a Rodi negli anni bui delle persecuzioni contro gli ebrei. Fratel Artemio mi ha scritto, in una lettera del 13 novembre 1993 : "Ho insegnato nella scuola italiana di Rodi dal 1940 al 1948 ed ho vissuto intensamente la tragedia degli Ebrei di Rodi. L'ho vissuta intensamente perché numerosi giovani ebrei frequentavano la nostra scuola".
Fratel Artemio nella sua lettera non lo precisa, ma è certo lui il Fratel Artemio a fianco di Fratel Angelino nel giorno della deportazione degli ebrei da Rodi. Ma ecco quanto si legge, intorno a quei tragici avvenimenti, nella biografia citata (pp. 38- 40).
Quando "l'operazione ebrei" passò alle S.S., tutti i ragazzi israeliti furono ammassati coi vecchi e i malati nella caserma dell'Aeronautica. Fratel Angelino - coi suoi Confratelli - divenne il loro visitatore assiduo, il confortatore, il soccorritore, il consigliere : si fece questuante di viveri, vestiario e medicinali ... che recava loro a carretti, di persona o per tramite di visitatori autorizzati o di guardiani "indulgenti". A qualcuno dei più grandicelli offrì l'opportunità di salvarsi, con la fuga e il travestimento, previa la "preparazione della carta di identità" e dei documenti di libera circolazione; essi però preferirono seguire i loro cari nella dura sorte rimettendosi "ai voleri o alla permissione divini". Sperava contro ogni speranza
che almeno questi minori sarebbero stati risparmiati. Ma il 3 settembre 1944 verso mezzogiorno, ecco apparire al largo il solito "piroscafo della deportazione". Fratel Angelino sta scendendo in refettorio quando viene informato che quella nave è proprio per i suoi ragazzi. Scatta per l'estremo tentativo : un cenno al suo direttore, e invita Fratel Artemio a seguirlo, subito, in fretta, senza capello e mantello. Raggiungono di corsa la vicina caserma e s'arrestano al doppio cordone di polizia disposto dagli aguzzini per prevenire fughe, assalti i dimostrazioni durante il trasferimento a bordo.
Attendono. Pochi minuti. Poi il portone della caserma si apre, ed escono incolonnate le vittime. Piangono, si disperano. Fratel Angelino le riconosce : pochi mesi avanti erano ancora suoi alunni spensierati, e alcuni di loro avevano da poco terminato le prove di ammissione alla prima media.
Intuisce che quello è il momento di tentare : - Ora, o mai più! -Umile e disinvolto, si fa largo tra la scorta armata e si presenta ai tre ufficiali delle S.S. che dirigono il movimento. Saluta. Il corteo si ferma.
Parla in tedesco : "Sono ragazzi innocenti, li conosco tutti, sono i miei allievi ...". Gli ufficiali ascoltano impassibili.
Continua : "Se a salvarli può giovare questa mia vita ...". Non può finire. Il comandante lo investe con un uragano di contumelie. Brandendo la pistola, urla : "Gehen Sie aus! Heraus! Heraus!" (Se ne vada! Fuori! Fuori!).
Fratel Angelino replica : "Bitte um Verzeihung, um Barmherzigkeit. Gott ist da ... für alle un für alles!" (Scusi, abbia compassione. C'è un Dio per tutti e per tutto!). I ragazzi ebrei lo invocano : "Fratello, preghi per noi!".
Fratel Angelino non può rispondere che non cenni del capo : una morsa gli serra la gola. Ritorna lentamente presso il Confratello e gli dice con voce angosciata fra i singhiozzi : "Quello che era umanamente possibile per salvarli è stato fatto, ma inutilmente; li vogliono sterminare tutti questi poveri ebrei, e non c'è argomento o cauzione che valga a distoglierli dal genocidio. Pazienza. Ho detto, supplicato ...; mi sono offerto a prendere il loro posto. Ma ha sentito, e visto, con quale risultato. Pazienza : andiamo; non c'è più nulla da fare se non confidare nella giustizia e misericordia di Dio".
Che cosa abbia fatto in quei giorni Fratel Angelino come confidente, depositario, aiuto ..., per salvare il salvabile, èdifficile dire. In gran parte è una storia segreta che egli tenne per sé, quella dei contatti furtivi, dei colloqui notturni, delle intese clandestine, con giovani già segnati per la strage; e segreto del suo cuore resterà il dolore di non aver potuto a sufficienza in difesa e a salvezza di migliaia e migliaia di vite, di null'altro colpevoli che di essere ebrei.
Fratel Angelino, al secolo Prf. Giuseppe Guiot, nato a Torino il 28 febbraio 1884, era giunto a Rodi nel 1925, e all'insegnamento nell'Istituto Maschile di Rodi, diretto dei Fratelli delle Scuole Cristiane, si dedicò per oltre un ventennio, fino al 1947. I suoi allievi cattolici erano una minoranza; la maggioranza era costituita da ortodossi, musulmani ed ebrei. Era paterno con tutti e rispettato da tutti. Alla sua morte, avvenuta il 21 luglio 1963 a Torino, giunsero, tra i tanti messaggi di cordoglio, partecipazioni accorate da ex alunni ortodossi, musulmani ed ebrei. Di questi ultimi, giunsero messaggi dalla lontana Rodesia (l'attuale Zimbabwe), dove erano emigrati molti ebrei di Rodi. E giunse questa lunga lettera dell'ex alunno Boaz Isaac Alhadeff (che riproduco dalla citata biografia, pp. 139-140).
"Ho ricevuto con grande tristezza la notizia della morte del nostro carissimo Fratel Angelino.
Grazie infinite per aver avuto la delicata gentilezza di farmi avere una delle sue ultime fotografie. Io fui costretto a lasciarlo nel 1938 ... eppure non ha cambiato; la stessa umiltà, la stessa nobile fisonomia : gli anni non contano per un'anima gloriosa e celeste come quella di Fratel Angelino.
Fratel Angelino è vivo in tutti noi : ex-alunni delle Scuole Cristiane di Rodi. Lo ricordiamo con profonda riconoscenza ed amore. Incessantemente la sua simpatica figura è stata presente nella mia vita da quando lasciai l'Isola e le Scuole in quel cupo Settembre del 1938.
Fratel Angelino non fu soltanto nostro insegnante di fisica e matematica: è stato l'educatore e l'amico che ha segnato numerose generazioni colla sua generosa ed affascinante personalità. Essere geniale che disponeva di conoscenze universali. Non vi era campo nel quale Fratel Angelino non avesse le più profonde nozioni.
L'industria della ceramica aveva un problema tecnico? Era da Fratel Angelino che i tecnici venivano a cercare la soluzione.
Un decreto era proclamato a Roma dal Governo Fascista interdicendo agli alunni ebrei di frequentare le scuole? Era da FRatel Angelino che si cercava consiglio. Non dimenticherò mai quei difficili giorni. Non dimenticherò mai Fratel Angelino. Aveva già considerato il problema, malgrado la profonda tristezza che risentiva aveva trovato la soluzione. La sua prima frase, fregandosi l'occhio colla palma della mano più per non palesare il suo dolore : "Poveri figliuoli". Quelli i cui parenti erano in grado di farlo, avrebbero emigrato. Naturalemente tutte le raccomandazioni era Fratel Angelino che le dava. Per gli altri meno agiati, i più bravi avrebbero insegnato agli altri in ptrivato, ed il bravo Fratello seguirebbe i programmi ed aiuterebbe.
Un'altra frase mi rimase impressa quando mi diede un messaggio di conforto e coraggio per i miei : "Non bisogna disperare, la politica è la cosa più mutevole". Parole ed atti arditi, se si consideri il clima del momento. Parole vere, che hanno lo stesso gusto soave di quelle più tardi pronunciate da Giovanni XXIII, e di quelle altrettanto umane di Papa Paolo VI, oggi. Fratel Angelino conosceva Dio e viveva nella Sua grazia.
Fratel Angelino è stato per noi un maestro di verità.
Fratel Angelino è sempre presente ed è gloria per il Cielo come èstato gloria ed amore per la terra".
Boaz Isaac Alhadeff, ex Alunno delle Scuole Cristiane.
Ai funerali di Fratel Angelino volle presenziare il Rabbino Capo di Torino, che ne ricordò l'amore e la carità verso i fratelli ebrei perseguitati e concluse chiamandolo "Zadik", "Giusto".
Frère Angelino Guiot fut professeur à Rhodes de 1925 jusqu'au passage de l'île sous la souveraineté grecque en 1947. Il eut, parmi ses élèves, beaucoup de Juifs. Homme d'une très vaste culture et d'un très grand coeur, il était respecté et aimé par les membres des quatre religions qui coexistaient pacifiquement à Rhodes. Il essaya de s'opposer à l'inhumanité des Allemands en prenant la défense des Juifs.