A Nene, Coccinella, Parparit, Maria,
Wikiewalter, Nino, Guerriero, Lilith, Boris.
Agli amici di chatebraica.
Ai miei fratelli nella diaspora e in Israele.
*
“ Consolate, Consolate il mio popolo”
(Is 40,1)
Alef.
L’aria, defluisce nella notte silenziosa, tagliata di tanto in tanto
da qualche auto in corsa, subito inghiottita da un silenzio spesso come nebbia.
La città dorme, in attesa dell’alba, pronta a rimettersi in moto,
distratta, stanca, assorbita dalle sue mille attività.
In un’abissale impotenza tutti i miei pensieri giacciono, maciullati dal
pestello d’un unico desiderio: Pace su Israele.
Il fumo dell’ennesima sigaretta -d’una strana marca - descrive vaghi
disegni nella penombra della stanza in parte illuminata da una vecchia lampada
abbarbicata alla scrivania. La finestra aperta cita qualche rumore, solo per
ricordarmi dove sono: ma il mio cuore veglia, nel silenzio della notte piena
di stelle, veglia. Perciò udii nuovamente la Voce che mi diceva:
Quand’era fanciullo, il mio Israele,
l’ho amato e l’ho chiamato dalla
terra della sua schiavitù” - dice Hashem.
Cosa accade alle mie spalle - dice Adonai -
senza che io ne sappia nulla e non
abbia trattenuto almeno la mano
perché accadesse? Io stesso ho
suonato lo Shofar, ed ecco, ora
ritornano. Lasciate vivere
il mio popolo nella pace, figli
delle genti, ho ruggito dall’alto
del Carmelo, ed ecco, essi ritornano
dal mare, i miei figli, come colombe.
Deponete le armi, voi tutti,
quando calpestate il luogo della
mia Shekinah. Dall’alto del Carmelo
s’ode una voce, grida lo sposo:
Ecco, sono qui, Elia mi precede!
Anch’io salgo a Gerusalemme.
Salgo nuovamente nella città
della mia sposa. Profuma di mirto
tutta la terra, lo sposo sale
a Gerusalemme. Presto, domani
è già Shabbat, presto sali,
giunge lo sposo.
Ma io guardo e vedo desolazione,
piange la figlia del mio popolo.
E la Voce mi disse: “Non piangere,
perché Elohim Hashem asciugherà
le lacrime da ogni volto, Egli
per sempre ucciderà la morte.
Non temere, popolo mio, non
temere, Hashem temporeggia, ma
non ha la memoria corta. Con
diamanti e pietre preziose
ornerà la sua sposa; Yerushalaim
brillerà nella notte del mondo
come un lucignolo sopra il moggio.
Tutti vedranno la tua luce, regina
delle genti, piccola regina del mio
cuore, tutti ti vedranno salire
dal deserto ornata a festa.
“E con te danzeranno tutti i chassidim
maciullati in Askenaz fino ad Auschwitz,
tutti gli umiliati di Sefared.
Con te danzeranno tutti gli Tzadiqim
dei disseminati Shtetl. Dai pogrom,
dai ghetti torneranno le mie
undici tribù perdute” - dice Hashem.
Bet.
Chi scongiurerò perché mi ascoltino?
a chi parlerò? Ecco, hanno cuore
non circonciso, e orecchio no circonciso.
Essi che non gustano la parola
di Hashem. Su chi riverserò l’ira 5
che mi funesta e dentro mi divampa
come le fiamme di una foresta
abbracciata dal fuoco? Ascolta, terra - dice Adonai -
circoncidi il tuo orecchio: Invano
congiurate contro il mio eletto, 10
invano costruite una casa
di morte tutt’intorno, Hashem non
conosce il vostro sentiero. Il mio
popolo è attraversato da un
tumulto sotterraneo: sorde grida, 15
timore e tremore l’affliggono,
ed io sono affranto per le ferite
della figlia del mio popolo.
Fonte zampillante sono i miei occhi,
io piango giorno e notte 20
perché il mio popolo è afflitto
e nessuno è al suo giaciglio.
La lingua delle genti è un arco teso
che lancia parole di morte,
tutti dicono: Pace, o Israele, 25
ma il pugnale è già pronto,
nascosto alle loro spalle,
perciò alzerò gemiti e lamenti
sui monti, un lungo pianto di lutto
sui pascoli delle steppe. 30
Ma tu, popolo mio, non temere
i segni avversi dei tempi,
nulla è il terrore di tutti i popoli
dinanzi al mio trono” dice Hashem.
Ma chi sono io, piccolo figlio 35
d’uomo, per parlare? Grande Tu sei
e grande è il Tuo Santo Nome
e nulla è tutto il resto. Perciò,
Hashem, ti cingo d’assedio,
forzerò la Tua mano, ti legherò 40
al tuo patto e ti inchioderò
alla tua parola; l’hai detto:
“Mio è Galad e mio è Manasse”.
Dove sei? Vieni qui,
non tirarti indietro! 45
Sì, tu sei troppo grande perché
possa discutere con te, ma, dimmi,
ci sono o non ci sono trentasei
tzaddikim in Israele, e allora?
Destati, perché dormi? Vedi, 50
ho abbandonato la mia casa
per amore del tuo Nome - tu lo sai.
Ho ripudiato l’eredità che era mia
per essere uno col mio popolo.
Non piangere più, Hashem, 55
sulla tua vigna devastata, sorgi
e disperdi i tuoi nemici, disperdili
come il fumo, fondili come cera,
più non sia l’odio dei popoli
e noi canteremo a te, inneggeremo 60
al tuo Nome, Haqqodesh.
Ghimel.
Tuonano lontani i cannoni, nel
buio della notte; la Samaria
trema, piange la Giudea e con lei
piange il mio cuore; qui, nella diaspora,
nascosta tra le genti, riposa la
mia speranza. Tu che siedi sui
cherubini, ascolta, venga il tuo regno,
lascia germogliare la tua salvezza,
avvicina la venuta del tuo
Messia. Si compia la tua parola
e noi non eserciteremo
più nell’arte della guerra. In falce e
vomeri trasformeremo le nostre
spade e le nostre lance. Il gigante
d’argilla brama di stritolare il mio
popolo, in una sola morsa stringe
Israele. Tu hai posto, Hashem,
un diamante in una tenaglia di creta,
Israele come spina nel fianco
d’Ismaele perché l’orgoglio dei
suoi figli sia ridotto in polvere.
Come sono belle le tue tende, Israele.
Tieni alte le tue mani e le tue braccia,
Moshe, come nel giorno di Refidim,
nel deserto di Syn.
Ora, quando soffia il vento in Ramah,
s’ode come un grido: Rachele
piange i suoi figli - ancora una volta.
A Betel Giacobbe piange Rachele;
persino Labano piange, perché
ha perso la preda. Col suo sguardo
inebetito, si volge verso il
guado dello Yabbok, ma oltre non va.
nulla può più su di lui: Israele è passato.
Ma i suoi figli attentano a lui
tra le genti. Esaù pretende un riscatto
che i suoi figli bramano di riscuotere.
Le mie mani tremano sul foglio,
dando forma a segni che sanno d’amaro,
sanno del fiele dei condannati.
Quaggiù a due passi, oltre le case,
una donna porta a spasso il suo piccolo
e, di tanto in tanto si ferma
a guardare le vetrine. In Eretz,
invece, le mamme comprano ai loro
piccoli maschere antigas e fanno
scongiuri e preghiere per i propri figli
scommettendo sulla prossima alba.
suite dans notre prochaine parution