Los Muestros N°50

"Haidari - fortilizio e ara del sacrificio della Resistenza Nazionale - (Ed. Papazissis 1976) del medico Antonis Flountzis1, é la storia del campo di concentramento poco fuori Atene, creato durante la dittatura di Metaxas (1936) come caserma. 


libito a campo di concentramento durante l' occupazione italiana raccolse in principio i prigionieri politici di Acronafplia in seguito di Trikala e Larissa perché il governo greco, fuggito davanti all' invasione tedesca (aprile 1941) aveva lasciato ordini precisi: i politici dovevano essere consegnati alle truppe di occupazione. Il gruppo dei politici fu via via ingrossato da nuovi arrestati, uomini e donne.

La prigionia sotto la direzione italiana fu relativamente sopportabile: "... eravamo liberi di girare al di fuori delle camerate durante tutte le ore del giorno. Permettevano le visite, le lettere e i pacchi. Un giorno lasciarono entrare un venditore ambulante col suo asino carico di ceste d' uva ..."

La sera dell' 8 Settembre 1943, alla notizia dell' armistizio dell' Italia, i tentativi di fuga e gli approcci della Resistenza con alcuni ufficiali del comando italiano furono vani: il comandante, fatto illuminare il campo a giorno dette ordine di sparare sulla folla dei detenuti che si accalcava davanti al cancello d' uscita. Pattuglie tedesche, accorse dalle vicine basi "Marina" e Flak" dispersero quella dei parenti, scesi precipitosamente da Atene, per sollecitare la liberazione dei loro familiari.

Dal 10 settembre il campo passò sotto il comando tedesco e ben presto nelle mani delle S.D. Da allora Haidari divenne un inferno: luogo di torture, di "giochi" sadici i quali avevano lo scopo di spezzare il morale dei prigionieri, anticamera dei campi tedeschi, riserva di ostaggi destinati alla fucilazione o all' impiccagione, le squadre dei lavori forzati dopo i bombardamenti del Pireo e squadre per la razzia dei più grandi negozi ebrei di Atene.  Da Haidari passarono gli Ebrei delle retate di Atene: i primi arrivarono a piccoli gruppi solo ai primi di dicembre e di solito accompagnati dalla Gestapo: il primo fucilato del campo, per tentativo di fuga, fu un giovane sottotenente dell' esercito greco, Leon Haim Levi, di Giannina.

" I primi Ebrei, otto di numero, li portò nel pomeriggio del 4 dicembre una camionetta della Gestapo. Li fecero scendere fra le cucine e il blocco 3. Li erano radunati molti altri prigionieri. Randomiski mi chiamò e voleva che gli dicessi di che razza erano. Sul momento non seppi cosa rispondere ... non volevo, dicendo che erano Ebrei, aggravare la loro situazione. Non sapevo nemmeno se gli 8 avessero ammesso la loro identità.
- Chi sono costoro? insisté a voce più alta, più nervosamente
- Sono greci, francesi o italiani?
- Greci  risposi.
- Ma dottore, non li distingui dalla loro fisionomia? Sono Ebrei... E dette ordine di portarli via. Li condussi all' infermieria, li visitai e curai le loro ferite ... Poi cominciarono a portarne altri ed altri ancora "2  Infatti fino all' agosto del 1944 furono portati a Haidari tutti gli Ebrei delle isole ionie, di Rodi e delle altre isole del Dodecanneso.

Gli Ebrei di Rodi costituirono il terzo arrivo in massa. " Era tra il 7 e il 10 agosto, poco dopo mezzogiorno, quando ci ordinarono di chiuderci nelle nostre camerate -scrive Flountzis-. Dopo poco cominciò ad entrare nel campo una lunga falange di camion pieni zeppi di gente. Erano gli Ebrei del Dodecanneso e specialmente di Rodi, 2.500 persone. Li scaricarono nel cortile fra il blocco 15 e la direzione. La immagine che presentarono era indescrivibile. Persone di ogni età, donne, bambini, madri con neonati fra le braccia, altri ben vestiti, altri coperti di stracci, sani e malati. Molti si movevano a stento, i più vecchi e i malati venivano sorretti dalle spalle o trasportati dentro coperte. Alcuni erano morenti ma, secondo Fisher, nessuno aveva diritto ad assistenza medica o altro aiuto. Per farli andare avanti c' erano la frusta, il calcio del fucile, i rozzi stivali delle guardie. Ma la folla non subiva passivamente, protestava urlando e più di tutti gridavano le mamme e i bambini. I colpi selvaggi sul copo e sul viso spegnevano per poco le proteste che riprendevano più vigorose.  Nessuna pietà, nessuna esitazione ... Andrea, loro correligionario, infuriava peggio dei tedeschi sulle mamme con i piccoli in braccio e i bambini erano particolarmente presi di mira ...". Un bambino di 2-3 anni, sfuggito alla mano materna per raggiungere il padre nella fila degli uomini fu afferrato da un tedesco e colpito in tutto il corpo con una frusta di fili metallico. La sorellina, di poco più grande " con le braccia cincrociate, senza il minimo movimento, con due lacrime come ghiacciate agli angoli degli occhi, seguiva la scena con una espressione dura ... piena di odio: - Ammazzano il mio fratellino" spiegò ad un prigioniero.

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