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(Suite de la page 20)
Dopo averli raccolti tutti dietro il "15", divisero gli uomini dalle donne per essere perquisiti uno ad uno. "Questi Ebrei e specialmente gli Ebrei di Rodi avevano addosso valuta straniera, monete d' oro e gioielli. Quello che segui è indicibile. Un incredibile rapina, cruda, vergognosa, indegna anche dell' uomo più abietto. Una vera orgia. Più duramente, e nel modo più osceno, venivano trattate le donne. strappavano loro gli abiti, le afferravano per il petto, le frugavano dappertutto, anche nelle parti più escondite. Le donne erano assegnate a Covats che si serviva dell' aiuto di Andrea e di Johan. Andrea fu quello che per primo scopri una cordellina alla quale era legato un minuscolo sacchetto contenente alcune monete d' oro, che una donna aveva nascosto nel suo grembo ... Questa scoperta, premiata con due monete, dette il via ad una perquisizione ancora più turpe ... Afferravano tutto ... strappavano perfino i denti d' oro"3
Flountzis ed altri veterani del campo, che cercarono di portare anche se un minimo aiuto un po' del loro pane, un po' d' acqua a quella folla bruciata da un sole che spaccava le pietre e costretta a stare in piedi per ore, furono brutalmente respinti dai tedeschi, indifferenti alle invocazioni continue: _ Nerò ... nerò... acqua... acqua. E i più deboli, già sfiniti dal lungo viaggio, che cadevano a terra ormai senza più forze, li lasciavano stare là, al suolo, senza che nessuno potesse portare un soccorso.
Finita la perquisizione generale e la registrazione, spogliate ormai di ogni loro avere, separate le famiglie, le 2.500 vittime furono stivate in varie camerate, pronte tutte per i vagoni dell' estremo viaggio. Scesa la notte, il dottore e gli altri riuscirono furtivamente a introduirsi nelle camerate, poterono distribure acqua, pacchettini di latte in polvere e zucchero per i bambini, qualche umile medicamento per i più sofferenti, dire due parole di solidarietà.
Kostas Vatikiotis, già direttore del ministero degli Esteri, a p. 338, dà questa testimonianza: " Durante la perquisizione ... molti, per non consegnare ai tedeschi i loro beni li gettavano lontano o li nascondevano in buchi nel terreno. Dopo la partenza di questi Ebrei del Dodecanneso si videro soldati, con il comandante a capo, rastrellare per ore il campo alla ricerca del denaro gettato o nascosto.
Dalle finestre della nostra camerata seguivamo il loro martirio: i colpi le frustate, il trasporto dei morenti, le brutalità verso le donne, il pestaggio dei bambini ... e vedemmo il comandante di Haidari, Karl Fisher, con una mano frustare i bambini che si rotolavano urlando per terra e con l' altra carezzare il suo cane.
A tarda notte, chiusi 500-600 in camerate che potevano si e no contenere 200 persone, furono isolati dal resto del campo e proibito ai prigionieri qualsiasi contatto; coloro che furono sorpresi trasgredire all' ordine furono duramente percorsi. Detenuti di Haidari, mandati alla stazione Rouf per preparare i vagoni ci raccontarono sotto quali terribili condizioni avrebbero viaggiato: 100 per vagone senza finestrini e per solo cibo poche fave crude. Il pigia-pigia era cosi grande che le mamme portavano i piccoli sulle spalle affinché non venissero soffocati. Ai rappresentanti della Croce Rossa fu pure impedito di avvicinare i partenti, i quali, come era già noto, non sarebbero mai più tornati".
Flountzis, a proposito del destino degli Ebrei di Rodi e del Dodecanneso, dopo ricerche e testimonianze arriva a questa conclusione: " Quando, dopo un lungo e tormentato viaggio giunsero a Vienna, quelli che giunsero vivi, furono fatti scendere; alle mamme con bambini piccoli fu detto che per non affaticarli ulteriormente, di li in poi avrebbero proseguito in autobus. Ma questi autobus emanavano gaz e tutti furono uccisi ... Gli altri, uomini e donne, furono smistati in vari campi e un numero limitato di essi poté sopravvire fino alla disfatta della germania, cioé per 10-11 mesi".4
Maria - V. Chiarugi Mourghianni
N.B
1. Questo libro è stato pubblicato solo nel 1976, come altri libri del genere, mentre in tutti gli altri Paesi occupati dai tedeschi la bibliografia sulla Resistenza, sui campi, sull'Olocausto é cominciata ad apparire nell'immediato dopoguerra. C'é da chiedere e spiegare il perché. Antonis Flountzis, nato nel 1906 nella provincia di Messolonghi, si distingue a scuola e la famiglia, anche se priva di mezzi, lo incoraggia verso gli studi universitari. La vita ad Atene gli offre tante esperienze, tante scelte. Si iscrive al KKE (PCG) e da allora alterna l'università al carcere. Durante la guerrra (dal 28-10-40 all' aprile 41) ai comunisti non è concesso difendere la patria, son tenuti chiusi per essere consegnati ai fascisti stranieri. Nel campo di Haidari, come medico si prodiga per i sofferenti, come politico fa parte della Resistenza del campo, vive la storia di esso minuto per minuto, raccoglie testimonianze, niente di più, niente di meno. Haidari é il pozzo al quale i nazisti attingono per le esecuzioni di massa: 20, 50, 100, 200 come i politicidi Acronafplia il primo maggio 1944; é il luogo dove sono torturati uomini e donne della Resistenza, dove gli Ebrei sono sottopost a tanti martirii. Tanta storia da mettere in ordine, ma quando trovare il empo? Dopo la liberazione della Grecia (ottobre 44), la provocata guerra civile, niente di tutto quello che il popolo greco sperava. Di nuovo arrestato, ci sono allora l'isola di Macronissos e altre isole dove, come a Haidari, si ritrovano operai, contadini, profesionisti, universitari, poeti. Flountzis entra e esce dalla prigionia tante volte, lo hanno derubato di 23 anni della sua vita. Nel 74, alla caduta della dittatura dei "colonnelli", con la salute gravamente minata è finalmente libero e può dedicarsi al suo libro per non fare sparire nell'oblio la storia di Haidari.
Ecco perché il libro appare solo nel 1976. Un libro che nomina e stigmatizza i collaborazionisti, i delatori, i vili ma di più un libro monumento alla solidarietà, alla ricchezza d'animo, alla "levendià" dei prigionieri, alle centinaia di morti di cui riparla i nomi e le date del loro sacrificio e agli anonimi che hanno vissuto l'inferno nazista trapiantato sotto l'azzurro del cielo dell'Attica.
2. Op. cit. p.148
3. Op. cit. pp. 333-334
4. Op. Cit., p. 336.
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